Maschi Vs Femmine

Twitter

Twitter è un posto magico. Un social di parole, seppur con un limite di caratteri, in cui ognuno può liberamente dire la sua. Senza metterci la faccia, né il nome. Un social di parole che nonostante tutto è pieno di tette e culi come, se non in misura maggiore, i peggiori account di Instagram. Almeno lì si vedono anche le facce. Così, qualche giorno fa, stavo scorrendo la mia home alla ricerca di un po’ di intrattenimento per uno dei pochi momenti di noia di questo periodo. Tra un paio di tette senza volto, ma attenzione: con aforismi ricchi di principi, calici sorretti tra le dita di piedi smaltati e tweet a sfondo politico mi appare questo post:

Continuo a scorrere, evidentemente immerso in altri pensieri, quando ad un tratto una vocina dentro di me: “Aspetta, ma che cazzo ho appena letto?!”. Scorro indietro alla ricerca del post, lo rileggo un paio di volte per accertarmi di aver compreso il contenuto (Italia sempre peggio per valori di analfabetismo funzionale e comprensione del testo, ma questa è un’altra storia) e inorridisco. Inorridisco non è il termine corretto perché in realtà la sensazione che provavo era più simile una soluzione di incredulità e disprezzo. “Ma siamo davvero ancora a questi livelli?”, commento tra me e me. Metto via il telefono e scendo dal tram.

Il post seppur, mi auguro, probabilmente a scopo polemico, riesce a tirare fuori il peggio nei suoi commenti. Persone senza volto esprimono il loro parere e non sempre questo pare essere datato dopo gli anni 2000 d.C. Questo fa riflettere, perché se è vero che siamo (quasi) tutti in grado di dire che questa ‘Norma sociale’ ormai è quasi del tutto superata quando siamo nel pieno delle nostre facoltà, diverso è il discorso quando siamo costretti a tornare al pensiero primitivo. Da quanto non avete un primo appuntamento? Vi ricordate, cari maschietti, l’ansia della questione? “Dovrò offrirle la cena? Devo pagare io? Le farà piacere? Se lo aspetta? O è una di quelle a cui queste cose danno fastidio? Una di quelle, come si chiamano? Ah sì, femministe. Che faccio?”. E invece voi femminucce? “Devo offrirmi di pagare? Tutto o metà? Magari lui non vuole, magari è una persona ancora attenta a queste cose. Dovrò fingere di andare in bagno e lasciare a lui la scelta?”. Che bella l’ansia del primo appuntamento, con tutto ciò che comporta.

Il concetto del “Il maschio paga” è legato ad una società ormai superata. Più che ad una società ad un’economia. Fino a qualche decennio fa le famiglie riuscivano a mantenersi con un solo stipendio di conseguenza era insensato che entrambi i genitori lavorassero. Era meglio concentrare le energie del “Genitore 2” alla cura della prole e della tana. Con il mutamento di questa condizione economica si è reso necessario che entrambi i genitori iniziassero a lavorare e a contribuire ai compiti familiari e domiciliari. Tempo e denaro sono da sempre risorse limitate e quindi da gestire con cautela. In questo contesto economico la donna ha dovuto e voluto farsi carico di un dovere una volta relegato all’uomo, il lavoro, e ha chiesto e preteso che l’uomo cominciasse ad occuparsi dei compiti una volta unicamente a lei affidati. In questa nuova società di persone in cui tutti svolgono gli stessi compiti la donna, giustamente, ha iniziato a pretendere di essere trattata alla pari dell’uomo.

Il problema è che come sempre si predica bene e si razzola male, come si suol dire. La vocina si fa largo tra i miei pensieri mentre scrivo: “Vedi di ponderare bene le parole perché qui si rischia il linciaggio, ho ancora molti moralismi da farti quindi dobbiamo sopravvivere a questo post”. Dicevo, molte volte ho assistito ad atteggiamenti di donne che mentre da un lato manifestassero, più o meno apertamente, questo desiderio di parità nei confronti dei pene-dotati, su molti atteggiamenti quotidiani invece pretendevano di essere ancora messe su un ipotetico piedistallo. Vedi la questione in oggetto. D’altra parte, per par condicio, ho anche visto donne meravigliose che invece si prendono ogni giorno, con ogni gesto, con ogni abitudine, la normale parità di cui sentono di avere pienamente diritto.

Può sembrare una cavolata, ma psicologicamente la questione è invece molto importante. La vita si decide spesso nei momenti di ansia ed insicurezza. Se nelle più piccole, ma quotidiane abitudini di ogni giorno, come può essere appunto un primo appuntamento vi fate trattare da ‘Femmine’ o ancora peggio lo pretendete, perché pensate che vi sia dovuto, come potete chiedere ad un essere semplice come un ‘Maschio’ di non etichettarvi come ‘Femmine’ e come tale cominciare a trattarvi? La parità, come ogni cosa, inizia nei piccoli gesti. Se pretendete di essere messe nelle condizioni di una ‘Femmina’ nella vita di tutti i giorni, non stupitevi se poi, dopo qualche anno, vi lasciano a casa con i bambini a fare le pulizie. La parità inizia nella donna, nel vedersi pari e nel pretendere di essere trattata come tale. Nel chiedere di uscire se qualcuno vi piace, nel dividere i conti o nell’offrire vicendevolmente, nell’aprirvi le porte, nel portarvi i bagagli (così imparate anche a metterci dentro anche meno roba, sembra di spostare sacche con cadaveri delle volte), nel pretendere il rispetto che meritate ogni giorno.

Pro tip (scusate lo slang giovanile): se dividete potete uscire il doppio!

Vi lascio, ho un’altra Santa Inquisizione da fermare, un altro medioevo da illuminare.

P.s. Uomini, tra due giorni sarà il 6 Gennaio, risparmiate alle vostre signore le battute sulla befana per cortesia. Tenetele per la suocera.

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Tatuaggi: Social, Domande & Pregiudizi

ofc from Twitter

https://www.corriere.it/salute/dermatologia/cards/tatuaggi-che-cosa-bisogna-sapere-prima-dopo-non-pentirsene/numeri-problemi_principale.shtml?cmpid=tbd_1f3141b3Dt

Caro Dario il diario,

nel secolo buio in cui ci troviamo, in questo nostro nuovo medioevo, alle soglie della terza decade del terzo millennio, in questo nuvoloso pomeriggio del sesto mese dell’anno voglio fermarmi a rispondere ad alcuni quesiti esistenziali che ancora oggi attanagliano le nostre anime: “Ma i tatuaggi fanno male? Ma i tatuati si drogano? Spacciano? Rubano? Sono tutti dei nullafacenti hipster?”

Sì caro Dario il diario, siamo ancora a questo punto dell’evoluzione. Sembra essere uno scoglio insuperabile per la nostra coscienza. Questi folli con i loro marchi indelebili sulla pelle ancora camminano tra i puri d’epidermide, mischiandosi tra essi, avvicinandoli, rivolgendo loro verbo (ma anche sostantivi e congiunzioni), inducendoli in tentazione ed in alcuni casi addirittura riproducendosi con essi!!1!111!

Sì caro Dario il diario, devo confessarlo. Non posso più andare oltre nella mia menzogna. Ho ceduto, sono stato indotto in tentazione e l’ho accolta nel mio cuore. La mia pelle non è più come il buon Dio l’ha creata (con il featuring del pene di mio padre e la vagina di mia madre). Mi perdoni padre perché ho peccato.

Trenta volte circa. Ormai neanche lì conto più.

Il rogo mi attende. La mia anima sarà presto purificata. Finalmente sarà libera dalle piaghe del nuovo millennio: i social e il diritto d’espressione conferito ad ogni imbecille a questo mondo.

Questa breve premessa dovrebbe aver scoraggiato ogni utente medio. Possiamo quindi andare avanti, finalmente, con qualcosa di costruttivo. In questo caldo pomeriggio di giugno voglio rispondere a qualche domanda riguardante i tatuaggi, qualora qualcuno fosse davvero interessato, ma titubante a farsene fare uno. Spero che possa tornarvi utile e vi invito a scrivermi qualora necessitaste di ulteriori informazioni o aveste dubbi a cui non ho risposto in questo post. Cominciamo.

  • “Ti hanno fatto male?” La soglia del dolore è molto personale, varia molto di persona in persona, è impossibile quindi dare una risposta univoca. Considera che è una sensazione molto particolare, è più una frizione che un dolore vero e proprio. Cambia moltissimo a seconda della zona del corpo, ad esempio non ho avuto nessun dolore a tatuare il petto o la spalla, mentre ne ho avuto tantissimo sul costato. La durata del lavoro influenza parecchio: lentamente la tua resistenza al dolore cala e più tempo ci vuole a realizzare un disegno più il tuo corpo ne soffre. Può capitare di sanguinare.
  • “Non hai avuto paura delle infezioni? È difficile prendersene cura? Gli inchiostri sono cancerogeni?” Allora, procediamo per gradi. No, non ho avuto paura di eventuali infezioni e reazioni, ma solo perché sono stato uno sprovveduto e non ho fatto alcun test allergologico prima di realizzare il primo tatuaggio. (Ora) so che c’è la possibilità di essere allergici alle sostanze utilizzate (inchiostri, disinfettanti e lievi anestetizzanti) e consiglio vivamente di fare un test prima di sottoporsi alle mani del tatuatore e nel caso segnalarglielo. Per fortuna è andato tutto bene. Non è difficile prendersene cura, i primi giorni bisogna solo tenerlo costantemente ricoperto con una crema idratante che impedisce alla pelle di seccare (il Bepanthenol e simili vanno benissimo), lavarlo con sapone neutro e tenerlo a contatto con il solo cotone. Guarisce in fretta: in genere massimo venti giorni. Sostanze cancerogene? Ci sono alcuni studi sui vari inchiostri utilizzati, ma che io sappia non ci sono ancora certezze. D’altra parte tu hai garanzie che quello che mangi e bevi (per non parlare del fumo), l’inquinamento, i segnali televisivi, wi-fi e cellulari che attraversano ogni secondo il tuo corpo da anni non lo siano?
  • “E’ vero che non si può più donare il sangue?” Solo in parte. In caso di donazione, tra i vari requisiti richiesti, c’è anche quello per cui non si può effettuare la donazione se non sono passati almeno sei mesi dall’ultimo tatuaggio/operazione chirurgica. Serve a scongiurare il rischio di trasmettere eventuali epatiti.
  • “E quando sarai vecchio?” Bè cominciamo a dire che “Del doman non v’è certezza” quindi ha poco senso premurarsene ora, almeno secondo me. Magari non sarò mai vecchio, per morte o immortalità. Detto ciò bisogna capire un punto fondamentale e quindi fare una scissione. Ci siamo tatuati per senso estetico? In tal caso posso dirti che sarà meno bello di ora, le forme del corpo cambiano invecchiando e quindi può capitare che i disegni si sformino un po’ (anche se dubito che una tigre diventi un panda, magari sarà solo un po’ meno bella, ma lo sarai anche tu), le rughe invece arrivano per tutti, anche per i tatuati. Purtroppo. C’è da dire che se ti sei tatuato per un motivo estetico secondo me hai sbagliato qualcosa. Per me un tatuaggio è un significato, in alcuni casi anche più di uno. Non è estetica, ma simbolismo, quindi anche quando sarò un vecchio grasso e rugoso i miei tatuaggi avranno il valore per cui sono stati realizzati il primo giorno. Sicuramente mi ricorderanno di quei momenti della mia vita. E’ importante, anche in questo caso, sapersi accettare e avere presente il quadro generale: la vita seppur sia fatta di attimi non consta in uno solo di essi. E’ un’evoluzione incessante in cui tutto, soprattutto gli aspetti materiali, varia.
  • “Ti sei mai pentito di un tatuaggio?” No, il primo ormai risale a più di dieci anni fa e, almeno per ora, posso dirti sicuramente no. Detto ciò ci sono vari modi per eliminare un tatuaggio, seppur nessuno – almeno al momento – senza conseguenze: il laser può lasciare cicatrici, il cover up (coprire un tatuaggio con un altro) ti riporta alla situazione di partenza, ma con un tatuaggio nuovo, i cosmetici per coprirli invece vanno via in giornata. Probabilmente in futuro ci saranno metodi più tecnologici e performanti. Spero di non averne mai bisogno perché vorrà dire che avrò perso l’equilibrio mentale e armonia di cui godo in questo momento.
  • “La gente ha ancora dei pregiudizi nei confronti delle persone tatuate?” Bè la gente ha pregiudizi su tutto, quindi sì, anche sulle persone tatuate. Con grande rammarico devo confessarti che io stesso, sovrappensiero ho espresso, per fortuna solo dentro di me, delle affermazioni primitive contro chi ha dei tatuaggi. Poi mi sono preso a schiaffi da solo. Purtroppo l’automatismo del pregiudizio è insito nella nostra società e quindi occorre sempre un po’ di sforzo e qualche secondo per escluderlo. Quando ho modo di riflettere un secondo tendo invece a “Preferire” una persona tatuata rispetto ad una ancora “Vergine”. Chi si tatua, ovviamente questo ragionamento non vale per chiunque, è una persona disposta a portarsi qualcosa con sé per sempre, a soffrire per quello in cui crede. La reputo coraggiosa, disponibile a mettersi in gioco e in qualche modo più affidabile. Ma come ho detto questo ragionamento non può valere sempre. E poi diciamolo: le donne tatuate sono molto sensuali, hanno un qualcosa di tribale che indubbiamente smuove gli ormoni. Credo che lo stesso possa dirsi per gli uomini.
  • “Hai avuto problemi in famiglia o sul lavoro?” A mio padre non piacevano. Per i primi anni li ho sempre tenuti coperti, mi sono fatto estati intere con pantaloni e magliette a maniche lunghe in casa. Quando li ha visti la prima volta mi ha detto che al prossimo mi avrebbe diseredato. Ne ho fatti molti altri, sorrido ancora al pensiero di quella frase. Mia madre è un po’ più libertina. Sul lavoro no, nessun problema, qualche critica, ma nulla di che. Non escludo che ne avrò quando cambierò lavoro, ma in fin dei conti voglio davvero lavorare in un posto in cui si fanno discriminazioni per un fattore estetico e/o culturale? Direi proprio di no, quindi va bene così.
  • “Vuoi consigliare un soggetto a chi è in cerca di un disegno?” Assolutamente no. Se siete incerti sul soggetto, ma volete tatuarvi, semplicemente non fatelo. Ve lo porterete dietro molti anni, non bisogna avere fretta nel prendere una decisione del genere. Non abbiate paura, ma rifletteteci bene. Posso rincuorarvi dicendovi che dopo qualche giorno che avrete addosso il vostro primo tatuaggio neanche vi accorgerete di averlo. Entrerà a far parte di voi e non vi peserà. A volte guardo le parti non tatuate del mio corpo e mi dico che mi sembrano vuote, insignificanti, che non dicono nulla di me. Ad un certo punto il meccanismo mentale si ribalta e lo “Standard” diventa l’essere tatuati, non il non esserlo.
  • “Posso chiederti il significato di qualcuno dei tuoi?” La mamma non ti ha detto che non si chiede il significato dei tatuaggi? Scherzi a parte credo sia un gesto di estrema maleducazione chiederne il significato, scusami, ma la vivo quasi come un’invasione della privacy. Il fatto che tutti vedano alcuni dei disegni che porto con me non significa che io voglia condividerne il significato. Altrimenti avrei tatuato anche le didascalie. Posso solo dirti che alcuni sono regole, altri ispirazioni, altri ricordi.
  • “Ma la storia dei dispari? Come funziona?” Da quel che so è una leggenda marinaresca. I marinai si tatuavano poco prima di intraprendere il primo viaggio come rito propiziatorio, realizzavano un nuovo disegno una volta giunti a destinazione e si marchiavano nuovamente una volta tornati a casa. In questo modo avere un numero pari di tatuaggi pari significava essere lontani da casa e di conseguenza non era di buon auspicio. In sostanza bisognerebbe averli dispari. Io? Se vuoi ci mettiamo e li contiamo, ma ci vorrà un po’.
  • “Un consiglio ai puri d’epidermide?” Se l’unica cosa che vi ferma è la paura di portare qualcosa per sempre con voi non pensateci e fatelo. Finché crederete in questo qualcosa il tatuaggio ve lo rammenterà, se mai un giorno non dovesse più essere così vi ricorderà di quei momenti e vi farà riflettere su ciò che siete ora. Non preoccupatevi di quello che dice la gente, sono solo stronzate.

K0