Come prendere una decisione. VM14

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Come prendere una decisione, importante o meno che sia? In rete troverete di certo mille mila e più “Guide”. Adesso una in più. Buona lettura.

PARTE PRIMA – AVVENTURIERI ED INVENTORI:

Nel prendere in considerazione la tua idea, qualunque scelleratezza tu abbia in mente, tieni sempre a mente questi tre personaggi storici e le loro avventure, o meglio, disavventure.

  • GALILEO GALILEI: il celeberrimo astronomo che con una semplice, ma non da tutti, ipotesi ci ha rivoluzionato la scienza delle stelle (Paolo Fox ancora doveva nascere): non è il Sole che ruota intorno alla Terra, bensì il contrario. Bravo, bravissimo. Questo è quello per cui viene ricordato, ad alcuni però manca una piccolissima parte: il rogo. Benché Galileo riuscisse a dimostrare con i mezzi rudimentali dell’epoca la realtà su cui il suo ragionamento si fondava, fu comunque costretto a rimangiarsi tutto onde evitare di finire su un barbecue decisamente non vegano in quanto il suo ragionare non era esattamente conforme a quello della chiesa cattolica dell’epoca. Morale? Per quanto tu possa avere ragione, per quanto tu possa provare ciò che dici, per quanto tu possa avercelo più grosso degli altri, c’è il serio rischio che tu perda contro una mandria di pisellini e che la tua unica consolazione sia quella di sapere che il tuo dito medio si trova esposto in un museo. Profilo basso;
  • CRISTOFORO COLOMBO: qualora la tua idea sia quella di partire e lasciare tutto perché chi ti sta attorno non capisce che vive in un posto di merda in cui non funziona nulla e c’è troppa burocrazia, ricordati sempre di Cristoforo. Sarà ammissibile scrivere “Merda” o mi banneranno? X WORDPRESS: è una licenza poetica, serve a rendere l’atmosfera. Un bel giorno si svegliò dando degli imbecilli a tutti e promettendo che avrebbe trovato un’altra via per raggiungere le Indie. Promise mare e monti (probabilmente letteralmente),  riuscì a trovare degli investitori e partì. Rischiò che il suo equipaggio gli separasse la testa dal corpo e raggiunse le Americhe, allora inesplorate. In realtà c’era già stato chiunque prima di lui, ma riuscì a rigirare bene la frittata. Per colpa sua gli Indiani si chiamano così seppur siano i veri americani. Per colpa sua oggi abbiamo gli Stati Uniti d’America e tutto ciò che questo comporta. Morale: se ti accorgi di aver fatto la cagata almeno cerca di girarla a tuo favore. NB: sono già stati scoperti tutti i continenti, ma non tutti i pianeti, forse. Buona fortuna;
  • THOMAS EDISON: l’inventore della lampadina. Edison è il motivo per cui non dovresti mai fare nulla che sia giustificato dalla mera gloria personale. Questo povero stronzo (X WORDPRESS, vedi sopra), ha posto in essere dieci miliardi di invenzioni che hanno rivoluzionato il mondo facendo avanzare il progresso tecnologico dell’epoca di anni luce, humour da pub di basso livello, ma per cosa viene ricordato? Ha inventato la lampadina. LA LAMPADINA. Morale: per il tuo benessere personale non fare nulla per la vanagloria, tanto anche qualora correggessi l’inclinazione del pianeta ti direbbero che si stava meglio prima e ti toccherebbe risistemare tutto. NB probabilmente colto da qualche isteria presagendo come sarebbe finita la sua reputazione ideò anche la sedia elettrica. Probabilmente sperando che con essa avrebbe ucciso buona parte degli appartenenti alla sua specie. Come biasimarlo.

PARTE SECONDA – LA RAZIONALITA’:

Ammesso che tu non abbia già deciso di pancia imbarcandoti su qualche nave alla ricerca di qualche pianeta in cui ancora non abbiano la lampadina circumnavigando il sole, la razionalità busserà certamente alla tua porta. Si spera, altrimenti prego, si accomodi, il burrone è da quella parte la stanno aspettando sul fondo, buon viaggio.

  • ANALISI SWOT: ci sono centinaia e centinaia di grafici e tabelle che ti possono tornare utili nel tentare di affrontare razionalmente il prendere una decisione. Personalmente faccio molto riferimento al modello SWOT. No, idiota, quella è la SWAT, tendo a non coinvolgere forze dell’ordine nel prendere le mie decisioni. Figuriamoci quelle americane. Dicevamo: undefinedQuesto modello ti permette di inserire, prima, e visualizzare, poi, tutti i punti di forza, le debolezze, le opportunità e i rischi del prendere una decisione. Cerca di essere il più onesto possibile nel compilarlo. Non che a me freghi qualcosa, ma avrebbe poco senso farlo ad minchiam. Punto di forza: è colorato!!!!!!
  • IL COLLOQUIO CON UN FINTO AMICO: non so tu, ma io non affiderei neanche una nocciolina ai miei amici, quindi evito di dargli in mano la mia vita. Però il concetto alla base funziona. Prenditi qualche ora o il tempo che ritieni opportuno e siediti a fare un po’ di schizofrenia (non dirlo al tuo psicologo o almeno non dirgli che te l’ho detto io). Prendi un foglio ed una penna, siediti ad un tavolo ed immagina di parlare con un tuo amico, uno che ti conosce alla perfezione. Chiedigli consiglio, chiedigli cosa ne pensa della tua idea e quali siano i perché della tua idea/scelta e perché dovresti imbarcarti in questa avventura. Cerca di essere positivo (per favore non al COVID-19). Segna i punti salienti sul foglio;
  • L’AVVOCATO DEL DIAVOLO: il tuo amico è uno stronzo, sì, quello di prima che non esiste. Rovescia la situazione e prova a convincerti del contrario, pensa che tutto possa andare male, convinciti che l’idea che ti ritrovi in testa sia una malsana fantasia di uno psicopatico, probabilmente di un futuro serial killer (già parli da solo e hai gli amici immaginari, sei ad un buon punto). Datti dello scemo, fa bene ogni tanto, spiega a te stesso perché la tua idea non funzionerà mai e quanto stai bene dove sei. Come prima, segna tutto su un foglio. PRO TIP: il foglio ha due facciate, salva un albero, gira il foglio.

PARTE TERZA – IL DIVINO E IL CASO

Qui viene il bello. Sia che tu creda che il tuo percorso sia già stato scritto, sia che tu creda di avere il pieno controllo delle tue azioni, ricorda sempre una cosa: spesso e volentieri gli imbecilli si incontrano a metà strada sulla via del fallimento. Quindi:

  • LANCIA UNA MONETINA: ovviamente prima assegna le sue facce ad altrettante alternative. Se le alternative sono più di due puoi usare un dado. Online trovi kit di dadi con innumerevoli facce, buono shopping. Dicevamo, lancia il tuo oggetto, ma fallo bene, lancialo molto in alto o molto lontano. E’ importante. Ora vai a prenderlo. Il dado sarà finito sotto il divano e la monetina invece ti sarà sicuramente caduta e sarà finita a rotolare per tutta la casa, ma è un bene. Mentre vai a recuperarlo, tra un’imprecazione e l’altra, ascoltati stai sicuramente sperando in un esito. Quella è la tua scelta. Puoi lasciare il dado sotto al divano e la monetina in bocca a tuo figlio. Non aggiungere altri sofismi alla tua speranza. Se credi in Dio e credi che l’esito sia il suo “Consiglio” sappi che potrebbe anche darti quel risultato per metterti alla prova, quindi per una volta il riscontro empirico non serve a nulla, ma hey, credi in Dio, dunque non è la prima volta. Se invece sei un sostenitore del caso come credi che l’esito di un dado possa cambiare la tua vita? Dai, smettila.

CONCLUDENDO:

Che questo post ti sia servito o meno a prendere la tua decisione ricorda sempre quattro cose:

  1. Non mi hai pagato per darti consiglio, quindi se queste 1000+ parole non sono servite a un tubo, pazienza, sappi che io vivrò bene lo stesso;
  2. La più grande passeggiata di sempre è iniziata con un solo passo. Anche quella sulla Luna. Cerca solo di mettere giù dal letto il piede giusto ogni mattina;
  3. La paura è la migliore bussola di sempre. Dove hai paura di andare, vai. Nella società odierna lo spirito di sopravvivenza (lo so che lo hai usato come giustificazione per non aver seguito una tua paura) è diventato una baggianata. Cosa vuoi che ne sappia lui poverino. E’ stato creato per non farti finire in un burrone, non per farti o non farti prendere un biglietto aereo. Ovunque ci sia paura c’è crescita. Anche se andrà tutto a rotoli almeno avrai portato a casa qualcosa.
  4. “Chi crede di farcela e chi crede di non farcela di solito finiscono entrambi per aver ragione”. Lo ha detto Confucio, non il mio panettiere. Puoi fidarti.

Intanto, buona fortuna.

K0

La liberazione del fallimento: avere trent’anni

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Che belli i 20 anni. Il corpo giovane, il cibo spazzatura, gli amori, le serate con gli amici, l’alcol a fiumi, qualche droga leggera, le notti in bianco, le energie illimitate, la vita spensierata. La vita spensierata. La mela di Biancaneve. Sì, perché è lì che tutto inizia, ma noi presi dal fiume dei nostri eccessi a malapena ricordiamo il nostro indirizzo di casa, figuriamoci se riusciamo a renderci conto di cosa sta succedendo davvero. Come Biancaneve prendiamo la mela che ci viene offerta. Dai, come si fa a non afferrarla: guarda come spicca il suo rosso, guarda come rifrange la luce con la sua superficie perfettamente liscia, guarda quanto cavolo odora di libertà. Siamo grandi adesso, votiamo, il liceo è finito, nessun genitore ci costringe ad un rientro entro la mezzanotte, possiamo andare in giro da soli a fare quel che ci pare e godere del nostro essere ufficialmente adulti. Quanto è saporita questa mela. A differenza del suo veleno che non solo è insapore, ma è anche ad effetto lento. È a 20 anni che cominciamo a tendere l’elastico: l’indice di una mano da una parte, il pollice e l’indice della seconda mano dall’altra. Elastico che ci porterà fino allo scoccare dei trenta.

I Trenta.

Che botta. Solo a dirlo sembra un’enormità. Un essere misterioso che ad un certo punto comincia a proiettare la sua ombra su di noi, sul gioire dei nostri vent’anni, rovinandoci pian piano le giornate. Lasciandoci sempre meno ore di luce. Un po’ come le giornate di fine settembre.

Trent’anni. Qualcosa che non rifarei.

Nonostante possa dirmi più che “Fortunato” nell’ottica di cui stiamo per parlare, anche il mio secondo lustro dei vent’anni ha avuto le sue ombre e anch’io, come molti, l’ho visto inesorabilmente soccombere nel maggio di qualche anno fa.

A 29 anni avevo già un tempo indeterminato full-time con un ruolo di circa responsabilità in una società solida. Il che può sembrare un miracolo nel nostro contesto economico. Ma anche le mele più belle spesso vengono divorate al loro interno da piccoli parassiti. Se all’apparenza poteva sembrare tutto perfetto, osservato, anzi vissuto, da vicino saltavano all’occhio tutte le difficoltà dell’essere novizio in un ruolo da responsabile, nel dover gestire risorse umane ed economiche, spesso senza un supporto da chi già ricopriva il mio stesso ruolo. Insomma, venivo additato come un cazzaro, a volerla dire tutta. Per non parlare della mia vita privata: qualche anno prima ero tornato a casa dei miei genitori dopo una convivenza finita male e dopo qualche tempo ero finito per essere il terzo incomodo in una relazione tra due persone che ancora oggi non mi capacito di come facessero a stare insieme. Per fortuna avevo la mia famiglia su cui potevo contare. Quando non mi prendeva per fallito ed irresponsabile in quanto incapace di capire le mie scelte. Ah sì! Mi ero anche appena laureato e la vita aveva già cominciato a darmi qualche indizio per il futuro a breve termine: mio padre che morirà da lì a qualche anno non aveva potuto assistere alla mia discussione della tesi in quanto impegnato in una seduta di radioterapia. Avrebbe sconfitto il primo dei due tumori, ma non avrà la meglio invece, sul secondo.

In tutto questo cominciavo a tendere il mio elastico, sulle punte delle dita, ogni giorno di più. Qualche amico di Facebook si sposava, qualcuno cominciava a figliare, qualcuno, Dio solo sa come, cominciava a postare foto di posti bellissimi, perennemente soleggiati, tutto l’anno. Uno è diventato persino un giocatore di beach volley professionista. Un giocatore di beach volley, vi rendete conto? Va bè.

“Ma tu quando ti sposi?”, “Quando fai un figlio?”, “Ma tutti quegli anelli?”, “E quei tatuaggi?”, “Pensi di mettere la testa a posto?!”, “Hai quasi TRENT’ANNI”.

Trent’anni. Sembrava quasi un’estrema unzione.

E io? Io ascoltavo il monologo iniziale di Trainspotting. Ve lo ricordate? Questo qui:

Ma l’elastico se ne fotteva di quante volte lo ascoltassi ogni giorno. La sua tensione cominciava a farsi sentire comunque. Mentre la fatidica data si avvicinava io cominciavo ad attraversare le mie fasi:

Fase 1. La bacchetta magica. Lo confesso: a volte mi capitava di avere questo pensiero senza senso per cui, magicamente, allo scoccare dei miei trent’anni mi sarei ritrovato sposato con la donna della mia vita, ovviamente già da me ingravidata, in una nostra casa, entrambi con il lavoro della nostra vita. E un cane. Molto Mulino Bianco insomma.

Fase 2. C’è da mettersi sotto. “Le cose non si fanno da sole! Dai Kappa! Daje!” Hai ragione, devo mettere la testa a posto. Trovare una compagna, impegnarmi nel mio lavoro e dare una regolata alla mia vita. Sì, anche mettermi a dieta.

Fase 3. Merda è troppo tardi. Oh cazzo, ma come è successo che ho già 29 anni e 364 giorni? E adesso come cazzo faccio? È difficile anche per me fare tutto in una sera. Avrei dovuto svegliarmi prima, sono un fallito. Avevano ragione.

Poi però succede il miracolo: allo scoccare dei 30 anni nessun messo comunale viene a bussarti alla porta in piena notte per marchiarti a fuoco la parola “FALLITO” in fronte così che tutti possano vederla. Sarà in ritardo? Avrà trovato traffico? Eppure fuori la strada è vuota. Sarà in malattia? È possibile che il comune non abbia un sostituto? Ma che disservizio è questo? Sconcertato e un po’ indignato te ne vai quindi a dormire. Il risveglio dei trenta e un giorno è strano: ti accarezzi la fronte, non si sa mai che il messo sia passato mentre dormivi, ti guardi allo specchio e i capelli bianchi sono li stessi di ieri, idem le rughe e forse hai perso anche qualche grammo per l’agitazione. Timoroso esci di casa e nessuno ti addita come un untore, diffidente percorri il tragitto fino al lavoro e lì non senti l’odore di bruciato che ti aspettavi: nessuno dei tuoi colleghi ha preparato il rogo su cui bruciarti vivo, anzi qualcuno ti fa anche gli auguri. Incredulo arrivi a fine giornata. I giorni successivi vanno ancora meglio. L’elastico che avevi teso per dieci anni è partito. In pieno hai mancato il bersaglio, ma almeno non te lo sei dato in faccia. Tutta l’ansia che avevi accumulato è lì a dirti: “E sticazzi, pace”.

Non c’è altra soluzione. Devo farlo. Devo chiedere un colloquio urgente alla mia coscienza.

L’allarme risuona assordante, la luce rossa intermittente penetra l’oscurità fino a raggiungere la caverna in cui è solita rinchiudersi. “Due coglioni, chissà che cazzo vuole adesso”. Si alza, si pulisce addosso le mani sporche di cioccolata e pizza. “Che vuoi”. Senza neanche il tono interrogativo. Bè, ma scusa, ho trent’anni, sono un fallito, come mai nessuno mi sta perseguitando con fiaccole e forconi? “Fallito de che?! Ma vedi di non rompere i coglioni e torna a giocare ai videogiochi va”. Basito, rimani immobile. Ti guarda, con un cenno ti fa segno di andartene. Incredulo ti giri e cominci a camminare. “Ah, Coso, aspetta n’attimo. È finita la cioccolata. Tocca andare a ricomprarla. O trovare qualcuno che lo faccia per noi. Mo’ vai, levati dal cazzo”.

Con un sorriso ti allontani. Non è successo niente. Ti sei solo fatto le seghe mentali. Per dieci anni.

K0

Il dilemma della pecora intelligente

Immagine di @Bianca_e_i_suoi_colori

È rosso. Quella stramaledetta luce ci inchioda al marciapiede. D’un tratto il cervello, accortosi dell’assenza di movimento, riemerge dai pensieri nel quale si era placidamente immerso cullato dall’andatura regolare dell’abitudinario percorso verso l’ufficio. Scocciato: “Bè che succede? Perché non ci stiamo muovendo?”. ‘È rosso’. Una rapida occhiata a sinistra, una a destra (non si sa mai). “Ma non c’è nessuno! Andiamo!”. ‘È rosso’. “Per carità saranno sì e no tre metri!”. ‘È rosso’. Altri si affiancano, anch’essi paralizzati dalla calda luce. Uno scambio di sguardi, quasi a chiedere il da farsi, ma nulla. Tutto tace in un condiviso e consensuale immobilismo. Lunghi attimi. All’improvviso un folle, ma coraggioso individuo si fa avanti tra la folla e dopo qualche istante di esitazione, spinto da chissà quale nobile proposito o missione, attraversa. L’ammirazione per colui che ha infranto le regole sociali (e stradali) che ci soggiogavano ci pervade e prende il sopravvento: tutti decidiamo di seguirlo in questa sua crociata verso la libertà. Impavidi percorriamo la distanza maledetta da quella luce infernale. Con un brivido che ci corre lungo la schiena raggiungiamo l’altra sponda. In quel preciso istante scatta il verde. Ovviamente.

Ero in aeroporto con la mia compagna, stavamo mestamente aspettando l’arrivo del nostro aereo per poter rientrare a Milano dalle ferie. Lei, più giovane e tecnologica, brandendo il suo preziosissimo smartphone mi avvisa che l’applicazione della compagnia segnala un ritardo di quasi un’ora. Mi scorgo verso il monitor sopra il nostro gate, ma nulla. Malfidente cerco di capire dal mio telefono quale magia abbia compiuto per prevedere il ritardo, ma evidentemente non sono più poi così tanto giovane, né al passo coi tempi. Le chiedo di farmi vedere il suo schermo magico, giusto per essere sicuro che, non so, magari abbiamo dimenticato come si legge o l’ordine dei numeri, non si sa mai. E’ sempre meglio controllare con i propri occhi, mi dico. Effettivamente quanto da lei millantato coincideva al vero, nessuna svista. Mi ero preventivamente detto che la tecnologia non sbaglia e che quindi avrei dovuto credere a qualunque cosa avessi letto. Finiamo di prendere il nostro caffè seduti al tavolino del bar adiacente all’ingresso dell’imbarco, ma visto il previsto ritardo, non ci alziamo. A quanto pare però gli altri passeggeri, o almeno la gran parte di loro, non erano assidui utilizzatori di app di compagnie aeree, né accompagnati da una giovine maga esperta in tecnologia, decidono di mettersi in coda. È a questo punto che vengo assalito dal dilemma della pecora intelligente. Ve lo illustro: le pecore sono rinomate per il loro muoversi in gregge, non sono gli unici animali a muoversi in gruppo, ma non si sa bene per quale motivo, se si pensa ad un animale i cui esemplari tendono a muoversi in massa si pensa subito ad un gregge di pecore. Viceversa se si pensa ad un animale intelligente di sicuro non si va a pescare come prima scelta l’ovino. Per questo motivo una pecora intelligente dovrebbe spiccare tra le altre, differenziandosi per quanto possibile. Il mio informatore di fiducia mi aveva comunicato di aver visto nella sua sfera di cristallo piena di microchip che il mio aeromobile sarebbe giunto molto in ritardo. Il mio cervello aveva elaborato l’informazione con su semplice “Va bè sticazzi, stiamocene seduti a mangiare mentre io mi faccio i fatti miei”. Eppure, nonostante tutto conducesse alla logica scelta di non bruciare mezza caloria in più del necessario per stare anche solo un secondo più del dovuto in piedi, lui era lì. Piano piano si faceva largo in me, sempre più forte, sempre più invadente, ormai aveva raggiunto persino le gambe che quasi fremevano dalla voglia di lavorare (per la prima volta nella loro vita). Lui era lì e gridava ‘Andiamo! Andiamo! Andiamo! Vanno tutti! Andiamo!’. L’istinto del gregge. L’implacabile ed instancabile istinto del gregge. Cominciò quindi una lotta epica tra il mio cervello, forte dell’alleanza con la mia pigrizia, che mi voleva saldamente spalmato sulla sedia del bar, e quella vocina dentro di me che ora gridava a più non posso. Ad ogni persona che si aggiungeva alla coda il mio cervello subiva un duro colpo, mentre il mio istinto rinasceva pieno di rinnovata energia. Inutile dire che la lotta fu breve. Presto cedetti e mi misi in coda trascinando con me la mia veggente tecnologica e il suo dissenso.

Una volta in coda la razionalità tornò a recuperare energie. Ad ogni minuto speso in coda corrispondeva un “Te lo avevo detto” da parte del mio cervello. Ma fu tutto vano. Il mio istinto aveva raggiunto la pace dei sensi e nulla riusciva più a tangerlo. Rimanemmo in coda e aspettammo. Non potendo brucare, ci limitavamo a belare.

Gli esseri umani sono così. Possiamo farci poco, quando siamo circondati da nostri simili tendiamo ad avvicinarci più agli ovini che alle scimmie. Perché lo so che tu ora sei lì a credermi un deficiente, ma fermati un attimo e dimmi: non ti è mai capitato di trovare un casello vuoto e uno con delle macchine in coda e quindi di accodarti in quello pieno anziché in quello vuoto non si sa bene per quale motivo? Non ti è mai capitato, mentre guidi distrattamente di ritrovarti dietro ad una macchina parcheggiata in seconda fila in attesa che svoltasse? O in una fitta nebbia di seguire le luci della macchina di fronte a te pur non sapendo se la tua e la sua meta coincidessero? O semplicemente di fare una scelta piuttosto che un’altra solo perché “Così fan tutti”?

Se così fosse prendi pure posto qui vicino a me. In caso contrario candidati come pastore.

Bèèèèè.

P.S. l’immagine in testa è stata realizzata appositamente per questo post da Bianca che ringrazio. Appena avete qualche minuto tra una brucata e una belata prendete la vostra sfera di pixels da mille euro e visitate il suo profilo:

K0

I limiti della Libertà

dal web.

La libertà è sopravvalutata. Lo dico sempre alla mia gatta quando all’aprirsi della porta di casa si avvicina all’uscio per guardare cosa c’è al di là della soglia. Il maschio invece quando ha la sventura di trovarsi in prossimità della porta in fase d’apertura tende a fuggire quasi stesse rischiando di andare incontro alla più grande disgrazia della sua vita. Forse non ha tutti i torti.

“La libertà (…) non consiste nell’avere un buon padrone, ma nel non averne affatto”. A dirlo non è la mia gatta indossando una maglietta del Che, né il primo stolto che passa, bensì il ben noto Cicerone. La storia non riporta se anche lui lo dicesse parlando ai suoi gatti.

La libertà a mio avviso può concretizzarsi in cinque forme principali, ognuna delle quali ha come ogni cosa a questo mondo, dei pro e dei contro:

  1. Libertà intesa come indipendenza;
  2. Libertà intesa come possibilità di scelta;
  3. Libertà di pensiero;
  4. Libertà d’espressione;
  5. Libertà d’azione;

Procedendo in ordine partiamo dall’accezione di libertà tanto bramata dalla mia gatta. Indipendenza. Quella che i vostri genitori vi promettevano da piccoli al raggiungimento dei 18 anni, ma che improvvisamente, al raggiungimento della maggiore età, veniva rimpiazzata dalla tipica frase: “Finché sei in questa casa…”. Quella che alla prima notte nel vostro primo appartamento vi ha fatto sospirare e sorridere. Prima di scoprire, il mattino seguente, che i piatti non si lavano magicamente da soli nel corso della notte. Bella l’indipendenza, ci fa sentire così fieri di noi. Ricordatevi che nella vita c’è sempre un “Ma”, un lato B, il rovescio della medaglia. Adesso che siamo liberi dobbiamo badare a noi stessi. Cercarci un posto dove stare, qualcosa da mangiare, pulire, sistemare, lavare i vestiti, stirarli (forse), pagare le bollette, pagare l’affitto e dunque lavorare, incastrare il tutto con i nostri mille altri impegni giornalieri e non farlo solo oggi o domani, ma fintantoché la nostra libertà perdurerà. Bella fregatura.

C’è poi chi identifica la libertà con la possibilità di scegliere. Il suo motto in genere è il seguente: “Sono IO l’artefice del MIO destino!”. Molto romantico. Molto romanzato. Parliamoci chiaro, dover scegliere è una merda. Soprattutto se si tratta di scelte importanti, quelle che possono condizionare l’intera nostra vita e magari anche quella di chi ci sta attorno. Non mi riferisco a quelle scelte che attanagliano le giovani vite post liceo, come la scelta della facoltà, dell’università, del dove andare in vacanza, del dover frequentare Tizio o Caio, magari entrambi con l’aggiunta di Sempronio. No, per quelle c’è quasi sempre la possibilità di porre rimedio in qualche modo, anche se non a costo zero (e occhio alle malattie veneree). Parlo del dover decidere di troncare una relazione, del dover lasciare una situazione stabilizzata ormai da anni per poter crescere nonostante tutto questo ci ferisca, parlo del dover scegliere se sopprimere o meno il nostro caro animale domestico che soffre così tanto, ma allo stesso tempo ci accompagna da molti anni, parlo del dover decidere come gestire una malattia terminale di un tuo familiare. Parlo di tutti quei casi in cui l’unica scelta che vorresti poter fare è quella di non scegliere.

Abbiamo fin qui potuto notare come la nostra libertà sia legata all’esistenza di una o più persone al di fuori di noi. Nelle ultime tre accezioni il legame risulta ancora più evidente.

La libertà di pensiero, la più grande bugia. Vi pongo una domanda. Siete in grado di identificare il confine del vostro pensiero? Sapreste indicare con certezza fin dove un pensiero arriva ad essere completamente ed originariamente vostro e da dove parte la corrente di quel miscuglio di elementi che ogni giorno, da quando siete nati, influenza la vostra vita? La vostra educazione, gli insegnamenti dei vostri cari, la morale della vostra religione, i “Valori” della società in cui vivete. Se siete onesti con voi stessi la risposta sarà no. Non perché siete degli esseri monocellulari privi di una propria volontà, non tutti almeno, ma perché semplicemente il vostro “Io” viene seppellito, turbato, formato, coniato e amputato in base al luogo e al tempo in cui nascete. Alle vostre condizioni economiche e sociali. Al credo di chi vi sta attorno. All’evolversi della società in cui trascorrete le vostre 24 ore giornaliere. L’assoluta libertà di pensiero non può esistere. A meno che non siate nati in una grotta e non abbiate mai avuto rapporti umani nell’intero corso della vostra vita.

“Lasciami dire almeno quel cavolo che voglio”. Eh no Ciccio, non credo proprio. Tolti i limiti insiti nel linguaggio a causa dei quali il “Vostro” pensiero già rimodellato da quanto detto sopra, viene poi di fatto pressato dentro tanti piccoli contenitori che sono le parole della vostra lingua, amputando ulteriormente il frutto della vostra immaginazione, rimane un ulteriore limite: l’offesa altrui. Nella società odierna, tendenzialmente la migliore per quanto riguarda i diritti umani, almeno così ci viene spacciata, ogni volta che qualcuno apre bocca per pronunciare una frase di senso compiuto c’è qualcuno che si sente offeso e che ci tiene molto a querelarvi. Per non parlare poi delle offese a Dio che in veneto costano ormai 400€ l’una. Quanto costa la coca al grammo?

Come logica conseguenza, se non possiamo dire quel che pare, figurati se possiamo fare quello che vogliamo. Leggi, morali e valori dettano passo per passo quello che possiamo e non possiamo fare per non finire in prigione, all’inferno o esiliati. Ogni nostra azione ha sempre almeno una conseguenza e di questa dobbiamo tenerne sempre conto. È nostra responsabilità. Se mangiate ingrassate, se non fate sport ingrassate, se state tutto il giorno al pc ingrassate. Spiegatemi qui dove sta la libertà. Spiegatemi come faccio io, di questo passo, a superare la prova costume.

Se a tutto quello che abbiamo fin qui detto aggiungiamo i limiti della nostra natura, l’impossibilità di muoverci avanti e indietro lungo la linea temporale, su e giù attraverso i vari passaggi di stato, il dover sottostare alla forza di gravità, all’invecchiamento, all’impossibilità di bagnarci due volte nello stesso fiume, capite bene quanto sopravvalutato sia il concetto di libertà per come lo conosciamo noi.

Saremmo assolutamente liberi solo se fossimo esseri incorporei privi di spazio-tempo e solo se fossimo l’unico essere nell’universo. Se già solo ce ne fosse un altro sarebbe sempre lì a dirci che abbiamo di nuovo lasciato le nostre particelle in giro. Non so perché, ma quest’ultimo lo immagino in qualche modo femminile.

Nel piccolo della nostra limitata natura umana l’unica possibilità che avete di essere liberi è quella di ritirarvi in un deserto sperduto. Vi avviso: non ci è riuscito nemmeno Giovanni Battista.

Buona fortuna.

K0