La mia stanza

“Creati una stanza. Un luogo difficile da raggiungere. Un luogo per il quale solo tu conosci la strada. Un posto in cui nessuno possa avvicinarti. Uno spazio in cui imparare a muoverti in solitudine.”

La mia “Stanza” è nata come spesso avviene per molte cose da uno spunto. Da un punto d’origine. Da esso ha preso piano piano forma, un passo, immaginario, dopo l’altro. Giorno dopo giorno sono riuscito a scendere sempre un po’ di più, in profondità.

Vi racconto la mia “Stanza”. Le virgolette sono d’obbligo perché, come vedrete, più che angoli ci sono passi.

Cominciamo.

Il sole sta tramontando su uno scenario desertico. Qualche grande roccia su una distesa di sabbia e pochi, bassi, arbusti. Il cielo comincia a tingersi di note bluastre. Sto camminando, ho la percezione di me, ma non mi vedo. So dove sto andando, adesso conosco bene quella strada. In principio il senso di smarrimento e la gioia della scoperta si rincorrevano senza sosta dentro il mio essere. Adesso è solo pace, consapevolezza e determinazione. Non sono solo. Non più. Lo ero le prime volte, forse. Forse, semplicemente, non vedevo chi avevo attorno. Poi un po’ per volta, uno alla volta, si sono mostrati. Non sono sicuro di riuscire a percepire tutti coloro che mi sono vicini durante questo cammino, anzi sono abbastanza convinto del contrario. La prima a rivelarsi è stata la Leonessa. Cammina placida al mio fianco, raramente volge il suo sguardo su di me. Non ha bisogno di vedermi, sa che sono lì. Il secondo personaggio è un uomo dal fisico longilineo e la testa da Ibis. Nonostante cammini sempre in testa al gruppo, nonostante sia sempre stato davanti ai miei occhi, non ero mai riuscito a vederlo prima di quel giorno. Ad essi si aggiunge una Donna. Giovane, nel fiore degli anni, un’acconciatura decorata, ma semplice allo stesso momento. Infine un Coccodrillo chiude il gruppo. Ci muoviamo in silenzio, nessuno emette altri rumori al di fuori di quelli legati ai propri passi. Insieme, all’unisono, ci muoviamo verso la nostra meta. Il passo è lento, quello di una camminata in cui la testa è immersa in un pensiero impegnativo.

Non ci vuole molto. Un ingresso rettangolare si scorge all’improvviso a pochi passi da noi. Come se avesse deciso di rivelarsi ai nostri occhi solo in quell’istante. Ognuno di noi sa cosa fare. La giovane Donna sgretola la sua essenza in particelle finissime e in una dolce nube si dirige verso il cielo ormai buio dando vita alla volta stellata che ospiterà il nostro prossimo cammino. La leonessa, pigramente, si sdraia su un fianco proprio davanti all’uscio. Si preoccuperà che nessuno mai possa entrare. Il resto della compagnia procede oltre la soglia buia.

Appena dentro l’Ibis si ferma e mi porge una fiaccola. Il suo cammino finisce qui. In quell’esatto momento, mentre la fiaccola entra a far parte di me, dal mio corpo salta fuori un’ombra. L’ospite nascosto è sempre stato parte della nostra comitiva e seppur celato alla vista, tutti siamo sempre stati coscienti della sua presenza. L’oscurità si compone davanti ai miei piedi in uno Sciacallo e mi incita a seguirlo. Dietro di noi, il Coccodrillo. Il percorso è in discesa e il buio permea l’ambiente circostante. Ricorda l’interno di una struttura antica. La prima torcia affissa sulla parete smette presto di illuminare il nostro cammino, ma non appena diviene troppo oscuro la fiaccola che l’Ibis ha riposto in me accende la torcia successiva. Tutto sembra essere disposto per arrivare al limite senza superarlo mai. Superiamo alcune stanze, non riesco a vedere molto oltre gli usci, ma non serve: non è lì che stiamo andando.

Alla fine del tragitto c’è una stanza di medie dimensioni. L’unica illuminata fino ad ora, comincio a scorgerne la luce oltre la curvatura del corridoio. Lo Sciacallo entra per primo e si sdraia immediatamente a destra dell’ingresso. Mentre faccio il primo passo all’interno del nuovo ambiente il mio sguardo è rivolto al Coccodrillo dietro di me. Pare non voglia continuare. Il suo cammino è ultimato. Rimarrà a vegliare su questo nuovo seppur ben conosciuto uscio.

La prima volta che alzai lo sguardo rimasi impietrito. Un enorme Cobra nero occupava buona parte del volume del locale. Mi fissava, mi sentivo in pericolo, ma nonostante ciò nessuno dei miei guardiani muoveva un muscolo, aspettavano.  Ai quattro angoli della stanza si scorgono quattro grosse candele cilindriche. Con le spalle rivolte al muro e ponderando attentamente ogni mio lento movimento mi accingo ad accenderle una per una. Come se quella luce aggiuntiva possa rivelarmi qualcosa di più. Qualcosa che possa risolvere lo stallo in cui mi trovo e possa aiutarmi ad andare oltre. Il miracolo non avviene. Mentre mi convinco che l’unico modo per affrontare la situazione è intraprendere un combattimento dall’esito probabilmente scontato con l’enorme serpente, i suoi occhi sembrano comunicarmi qualcosa di diverso. Il terrore, l’adrenalina, si rimodellano al mio interno in fiducia e consapevolezza. Abbasso i pugni e mi avvicino. Il Cobra allarga le sue spire e mi fa posto prima di ristringerle dolcemente attorno al mio corpo che per la prima volta riesco a vedere interamente, come se qualcuno mi osservasse. Sono seduto, le gambe incrociate, gli avambracci appoggiati sulle cosce. Riconosco la posizione, è quella dello scriba.

A quel punto una delle pareti rivela una porta segreta. Si apre autonomamente. Dal nuovo ambiente giunge una luce bianca molto intensa, quasi accecante. Abbandono la mia posizione incuriosito e conscio di poter procedere. I miei occhi si abituano presto alla nuova luce e la nuova stanza rivela un individuo sospeso a mezz’aria nella stessa posizione che fino a poco prima assumevo io stesso. Non ci sono passaggi. Non vedo altre porte. Tuttavia dentro di me ho la certezza di non essere arrivato. Devo solo capire come andare avanti. Come superare questo nuovo blocco. È solo allora che lo noto: lui è bianco ed io nero. Nonostante la posizione sia la medesima, la nostra natura apparente ci differenzia, quasi fossimo il negativo l’uno dell’altro. Salgo a mezz’aria e di nuovo assumo la posa. In quell’istante le due entità si fondono come si stessero aspettando vicendevolmente da tempo immemore e tutto esplode in una bianca luce abbagliante.

K0