Confessione di un pagano

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Mi perdoni padre perché ho peccato. Padre? Posso chiamarla così nonostante le sia vietato di copulare e dunque di riprodursi nonostante sia un eletto del Signore? Mi scusi.

Mi perdoni padre perché ho peccato.

Proprio non riesco a concepire un Dio in grado allo stesso tempo di arrogarsi l’unicità dell’essere divino e di dichiararsi buono e comprensivo. Il divino per i miei occhi, per il mio cuore, è ovunque e non in un singolo punto lontano chissà in quale angolo di chissà quale cielo. È nella terra e nell’acqua, nell’aria e nel fuoco. E’ in ogni singola emozione che quotidianamente domina il nostro vivere e il nostro morire. E’ nella piuma sulla bilancia così come nelle leonesse e nei serpenti. È nelle nostre rinascite e nei luoghi e nei momenti compresi tra esse.

Mi perdoni Padre perché ho peccato.

Più volte ho nominato il nome del millantato Dio unico, a voler usare un eufemismo, in maniera vana. Mi scusi, ma proprio non riesco a capire il discrimine tra le creature che lo stesso dio ha creato, la differenza tra un agnello e un maiale. Scusi anche il mio sarcasmo, ma mi sembra tutto un ragionare così fanciullesco. Pensi che il mio Paese se ne prende anche cura. Credo che presto sarà disponibile in qualche comma del codice penale anche la lista degli animali concessi e di quelli sacrileghi. Per fortuna siamo stati creati a sua immagine e somiglianza. Così ogni giorno possiamo continuare ad uccidere in suo nome senza nominarlo, senza riprodurne l’immagine, senza poter scrivere il suo nome.

Mi perdoni padre perché ho peccato.

Durante il Santo Natale ho dovuto recarmi a lavoro, così come il giorno del vostro primo santo. Non parliamo poi delle domeniche. Ma come posso onorare io questo precetto se ogni domenica dell’anno persino il Papa stesso macchia la sua coscienza con il peccato di lavoro festivo? Lodiamo nostro signore di non essere ebrei e di poter dunque disonorare il sabato lavorando. È buffo come i diversi dei unici riposino in giorni diversi, non trova? Sarà questione di fuso orario?

Mi perdoni padre perché ho peccato.

Non ho onorato a sufficienza mio padre, quello vero, per tutte le cose buone che ha fatto per me e per la mia famiglia. Lo stesso faccio con mia madre, santa donna seppur non vergine. A mia discolpa posso dire che non ho rimesso loro le loro stesse colpe, ma ho cercato di accettarli e amarli per come sono.

Mi perdoni padre perché ho peccato.

Ho ucciso ogni giorno, per molti anni, la mia essenza dopo averla ridotta in catene e aver tentato di piegarla più e più volte. Si è ostinata a rinascere ogni volta come fosse un nuovo sole. Pensavo fosse una condanna ed invece è stato un miracolo. Ho spezzato le catene degli insegnamenti assoluti e categorici, catechisti direi, ed ora sono libero.

Mi perdoni padre perché ho peccato.

La natura è stata generosa con me. Scusi il mio sorriso, ma proprio non posso trattenerlo. Così come è difficile trattenere altro, soprattutto in primavera, in presenza di certe creature a dir poco angeliche.

Mi perdoni padre perché ho peccato.

Ho rubato molto nella mia vita. Sorrisi e lacrime ad esempio. Di sicuro la cancelleria, ma sfido chiunque a scagliare la famosa prima pietra. Il cibo dai piatti dei miei commensali, davanti a certe pietanze è proprio impossibile trattenersi. Indipendentemente dalla stagione in questo caso. È il quarto cerchio, vero? Probabilmente già mi attendono. Nel caso chiederò indicazioni, anche se sbircerei volentieri qua e là. Sa, Dante, mi ha fatto incuriosire parecchio.

Mi perdoni padre perché ho peccato.

Ho mentito, non tanto spesso, ma l’ho fatto. A fin di bene per lo più. La diplomazia è un’arte che padroneggio abbastanza bene e amo il quieto vivere. A mio svantaggio ho confermato accuse per non ferire o almeno per non farlo ulteriormente. Ma immagino conti poco agli occhi dell’Assoluto.

Mi perdoni padre perché ho peccato.

Ho la pessima abitudine di prendermi ciò che desidero. Proprio non riesco a farne a meno. È la mia testa, sa, mi fisso. Proprio non viene da pensare ad altro. Per fortuna le catene che tengono le schiave legate al proprio padrone si sono ridotte ad avere un solo anello d’oro. È molto più facile rubarle adesso. Le dirò, erano molto propense all’assecondare questo loro rapimento e si sono dette molto soddisfatte. Scusi il sarcasmo padre, ma capirà che nel 2020 questo precetto è quanto meno da rivedere.

Bè padre, mi perdoni, ma nel mio peccare sono stato coerente. Cerco sempre di esserlo. Ho sicuramente desiderato tutto ciò che ho rubato, oggetto o persona che sia. Mi sembra una condizione necessaria e sufficiente.

Ora che abbiamo terminato con me sa dirmi quando la sua chiesa si scuserà con me e con i miei dei per gli omicidi di massa commessi dai vostri crociati, dal tribunale della Santa Inquisizione e nell’arco delle ripetute operazioni di recruitment del vostro fan club a discapito della vita dei miei fratelli e sorelle? Mi dispiace anche per i vostri figli, di certo non suoi, nelle grinfie dei vostri sacerdoti, dei suoi colleghi insomma, ma questo non è affar mio. E poi non ho mai sentito di un girone per i pedofili, quindi al vostro ineccepibile Dio deve andar bene così.

Vorrei poterla perdonare, padre, per i suoi peccati.

K0

Lavorare nei rossi: il lavoro domenicale

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“E il settimo giorno Dio si riposò da tutte le opere che aveva portato a termine”. Persino Dio la domenica, per definizione il suo giorno, il giorno del Signore, non lavora. Anzi, si gode le meritate preghiere e adorazioni. Tornano ciclicamente in auge le discussioni sul lavoro domenicale e festivo in genere, se sia giusto, quanto andrebbe retribuito, se e come andrebbe limitato, se porti o meno benefici all’economia e in caso affermativo a discapito di cosa.

Partiamo dalla ratio che sta alla base dell’ufficializzazione di tutto, la ragione per cui ad un certo punto si è voluto investire a livello governativo su questa tematica: l’economia. Per meglio dire: i soldi. Come sempre. Il pensiero che sta alla base della liberalizzazione delle aperture dei negozi è il seguente: se i negozi sono chiusi la gente sta a casa, se la gente sta a casa non spende soldi. Sia mai che riesca a mettere da parte due lire o centesimi che dir si voglia. “Apriamo tutti i negozi sempre!”. Questo vuol dire liberalizzare le giornate di apertura, permettere a chi possiede (attenzione: possiede, non lavora) un negozio di rimanere aperto un giorno in più a settimana. Ovviamente si è lasciata la discrezionalità ai proprietari, non lo si è imposto a livello normativo, a mio avviso una scelta di comodo, una mancata assunzione della responsabilità. Perché dare la possibilità ad un proprietario di aprire un giorno in più significa ottenere un risultato certo senza neanche l’imposizione. E’ un po’ come se foste a dieta e qualcuno vi piazzasse davanti la vostra pizza preferita, non obbligandovi a mangiarla, ma neanche vietandovi di farlo. A questo punto la discussione si scinde in due parti, lungi da me riaprire una battaglia sindacale, che gli Dei mi fulmino, ma subito si è riaperta la partita proprietari vs lavoratori.

Da un lato i proprietari delle attività, dopo aver fatto i propri conti sui costi e i guadagni del rimanere aperti un giorno in più hanno deciso se aprire o meno i propri negozi. Dall’altra parte i lavoratori che si sono ritrovati ad essere messi in turno la domenica e i giorni festivi.

“Si, ma io ti pago di più!”. Vero, chi lavora la domenica ed i giorni rossi del calendario viene retribuito un po’ di più, rispetto a chi non lo fa, ovviamente parliamo solo delle ore effettivamente lavorate nel giorno di festa, non si ottiene la medaglia Pokemon di super lavoratore e quindi la retribuzione maggiorata a fine mese. Non è uno status quo, se lavori nei rossi bene, altrimenti ti attacchi. Ah, dimenticavo, la scelta non è tua.

“Abbiamo creato posti di lavoro!”. Vero, si è aperta qualche posizione, dovendo coprire un orario di apertura maggiore si è reso necessario assumere qualche dipendente in più. Non parlerò qui della situazione contrattuale in Italia, altrimenti non ce la caviamo più. E’ anche vero che si sono andate a scaricare le ore lavorative settimanali visto che essendo data la possibilità alle persone di andare in negozio sette giorni su sette di sicuro qualcuno si è spostato dalle giornate infrasettimanali a quelle festive. Se devo comprare un frullatore vado in negozio una volta sola, non è che ci vado due volte perché la domenica sono aperti.

“Ma noi non vediamo più le nostre famiglie!”. Vero anche questo. La domenica è per tradizione il giorno della famiglia (per chi ne ha una). I bambini sono a casa da scuola e i genitori dal lavoro. Finalmente possiamo stare tutti insieme una volta tanto. Per poi ringraziare il cielo di poter tornare a lavoro lunedì e non dover sentire le scimmie urlatrici e tiratrici di escrementi che abbiamo con fatica e sofferenza partorito e cominciato a crescere.

La verità secondo Kappa. Lavoro da molti, troppi, anni nel terziario e quindi so bene cosa voglia dire lavorare (quasi) ogni domenica, Natale, Capodanno, 25 Aprile, 1° Maggio, 2 Giugno, 15 Agosto etc. E’ assolutamente vero che i turni festivi vengono retribuiti di più, ma posso garantirvi che non è così tanto di più e di sicuro nel lungo periodo il guadagno è ben poca cosa e non fa la differenza, anche perché in fin dei conti le retribuzioni mensili sono sempre quelle. Con l’invecchiare comincia a pesarmi non poter essere a casa, al parco, in giro per il mondo quando tutti gli altri sono liberi soprattutto quando “Gli altri” sono la tua compagna, i tuoi amici e i tuoi parenti. Altra triste verità: nonostante si lavori nei giorni festivi non si hanno a disposizione più giorni di ferie. Ergo, mentre chi ha un lavoro “Tradizionale” ha diritto a 28 giorni (almeno) di ferie non contando i giorni rossi del calendario in cui la sede di lavoro è chiusa e quindi si è di fatto ed obbligatoriamente in ferie, chi si ritrova a lavorare la domenica ha diritto allo stesso numero di giorni di vacanza. Ci sono dei lati positivi ovviamente: hai sempre una scusa per poter balzare gli inviti a cene scomode (anche se di fatto non sei in turno, tanto i tuoi amici e parenti sono a cena, nessuno verrà a controllarti), se hai bisogno di andare in banca, in comune e simili e non lavori in settimana non sei costretto a prenderti qualche ora di permesso per andarci, ma sinceramente non ne vedo altri. Credo sia vero, ma solo in parte, che si siano creati posti di lavoro perché come ho detto prima in alcuni casi le ore lavorative sono state semplicemente spalmate su sette giorni anziché su sei. Lo stesso vale per la questione economica: in alcuni casi ne è valsa la pena, soprattutto per il terziario che offre un intrattenimento grazie al quale chi non lavora può godersi il tempo libero. Non sono del tutto convinto per i negozi di abbigliamento, elettronica e supermercati in genere. Se devo comprare una scarpa, un frullatore e una banana che io ci vada di lunedì o di domenica non penso mi faccia comprare e quindi spendere di più. Un punto invece, è a mio avviso indiscutibilmente a favore dell’apertura domenicale: il turismo. E’ davvero brutto, vi parlo per esperienza personale, arrivare in una città e trovare i negozi chiusi (soprattutto quando dimentichi ogni volta di mettere qualcosa in valigia), ma questo vale anche e soprattutto per i musei e simili, in questo caso è davvero nocivo sia per l’immagine che per l’economia del Paese trovare le serrande abbassate. Nonostante ciò, molti musei, anche quelli delle città più importanti, hanno ancora dei giorni di chiusura al pubblico. Ad ogni modo le statistiche (che poi è quello che importa agli economisti), almeno quelle di cui ho letto io, sono a favore dell’apertura dei negozi, economicamente funziona. We did it.

Ora io vi chiedo: siamo sicuri che puntare ai soldi, allo spendere di più per far muovere l’economia sia meglio che invece investire nel risparmio per un avvenire e soprattutto allo stare con i propri cari che oggi ci sono e domani non sappiamo?

#priorità

K0